Considerazioni sul vaccino anti-COVID

Gentili Assistiti,

vista l’ampia risonanza mediatica che si sta dando al tema della vaccinazione anti-COVID ritengo necessario, inquanto incaricato della tutela della vostra salute, darvi alcune informazioni in merito e anche il mio personale punto di vista, per chi ne fosse interessato.

Inizierò dicendo che purtroppo, come sempre più spesso accade, la discussione su un tema viene talmente distorta e strumentalizzata che alla fine si rischia di allontanarsi  molto dal tema stesso per confondersi tra idee, opinioni, punti di vista che vengono poi presentati come “verità”. Ritengo quindi necessario fare un passo indietro e ripercorrere brevemente il percorso che ci ha condotto fin qui, per avere molto più chiare le risposte di cui abbiamo bisogno.
Da febbraio dello scorso anno stiamo facendo i conti con un virus nuovo. Il primo punto fermo da porre è che il virus ESISTE e non è il frutto di inganni o sotterfugi: il virus esiste e purtroppo presenta almeno tre brutte caratteristiche: 1) Troppo spesso, rispetto ad altri virus, provoca complicazioni gravi e morte; 2) Troppo spesso, rispetto ad altri virus, il decorso è imprevedibile, all’inizio apparentemente molto tranquillo ma poi in rapido aggravamento (in genere a 8-10 giorni dall’infezione); 3) Troppo spesso, infine, è particolarmente resistente alle cure disponibili.

Di tutto questo sono testimoni non solo gli operatori sanitari ma anche e soprattutto le persone che hanno perso un compagno di vita, un genitore, un fratello/sorella, un amico/a, in modo a volte del tutto inaspettato e spesso molto rapido. Sempre nel dramma dell’impotenza e della solitudine.
Il virus esiste, è un dato di fatto, chi non ci crede può smettere di leggere qui, ma dovrà senza dubbio interrogarsi sulla propria intelligenza (dal latino ”intelligere”: capacità di intendere, comprendere).

Per molte persone la pandemia ha solo rappresentato un disagio, una limitazione alla libertà o alle possibilità di divertirsi, per molti un danno psicologico ed economico, per altri un grande dolore. In ogni caso credo che tutti possiamo condividere il desiderio di chiudere questo momento storico così negativo e faticoso. Per farlo è assolutamente necessario liberarsi dal virus ed è apparso chiaro quasi da subito che l’unico modo sarebbe stato disporre di un vaccino, viste le dimensioni planetarie della diffusione e la perdurante assenza di terapie specifiche.
La comunità scientifica si è dunque mossa precocemente in questa direzione, forte degli studi e delle tecnologie già sviluppati per altri motivi negli anni recenti. È stato quindi prodotto un vaccino in tempi straordinariamente brevi rispetto al passato, anche perché tutte le parti coinvolte si sono impegnate a ridurre al minimo i “tempi morti” e quelli “burocratici” visto il carattere d’urgenza.
È un po’ come succede quando viene programmato un intervento chirurgico, prendiamo ad esempio l’asportazione della colecisti: se ci sono sintomi ricorrenti ma non insopportabili l’intervento viene programmato anche a distanza di 3-4 mesi, ma se si sviluppano sintomi gravi o complicanze che mettono in pericolo di vita, si saltano tutte le liste d’attesa e le incombenze burocratiche e quell’intervento viene fatto in meno di 24 ore e con non meno abilità rispetto a quello “programmato”.

Adesso il vaccino è disponibile e io resto perplesso di fronte alla diffidenza, alle false credenze e ai timori ingiustificati che l’opinionismo e la tuttologia del nostro tempo (di cui il web e la televisione sono così sovraffollati) sono riusciti ad insinuare nelle persone. Ed ecco che il lavoro fatto con la massima efficienza ed urgenza rischia di essere vanificato, come se il paziente di prima, di fronte alla sala operatoria preparata velocemente per lui dicesse: “uhm, aspettate, fatemi pensare…non mi fido tanto dell’anestesia o del chirurgo, anche se non so affatto chi sia…”, e così la sua situazione non fa che peggiorare ad ogni minuto perso.
Già…FIDARSI…forse abbiamo smesso troppo spesso di farlo, forse troppo spesso ci autoconvinciamo di bastare a noi stessi, di non aver bisogno degli altri, di sapere tutto o di poter comunque parlare come esperti anche di ciò che non conosciamo così bene. Quanto ci sbagliamo… chissà perché nel nostro tempo riesce così difficile lasciare che ognuno faccia il suo mestiere e fidarci di chi lo fa, fidarci gli uni degli altri, ognuno nella propria specificità?

Infine due considerazioni tecniche sul vaccino: chiariamo subito che il vaccino NON contiene il virus vivo e NON PUO’ trasmettere la malattia, esattamente come quello dell’influenza: un uomo può ben uccidere ma se gli si taglia un braccio e a quel braccio tagliato si mette in mano un coltello NON può uccidere: questa è evidenza scientifica, poi ci sarà senza dubbio chi pensa che anche un braccio tagliato possa uccidere ma questa resterà sempre e solo un’OPINIONE.
Il vaccino protegge in modo completo dopo 4 settimane dalla prima dose (e dopo una settimana dalla seconda dose, praticata dopo 3 settimane dalla prima).

Gli studi sperimentali sono stati completi e nessuna tappa è stata saltata: sono state arruolate molte persone e pertanto le fasi sono state accelerate. Il vaccino si è dimostrato sicuro in modo paragonabile agli altri vaccini già in uso, con effetti collaterali possibili simili (dolore e arrossamento nel sito d’iniezione, a volte febbre, stanchezza e cefalea: il tutto si risolve normalmente in 24-48 ore). Valgono le stesse precauzioni previste per gli altri farmaci e vaccini: chi ha avuto in passato reazioni allergiche gravi deve consultarsi con il medico prima di qualunque vaccino, compreso questo. Non ci sono altre controindicazioni specifiche.

Per completezza si può/deve consultare l’apposita sezione FAQ dell’AIFA:
https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1279946/FAQ-Vaccinazione_anti_COVID-19_con_vaccino_Pfizer.pdf

Io credo fermamente che vaccinarsi sia un DOVERE:

  • nei confronti di NOI STESSI e della nostra intelligenza (se vogliamo liberarci da questa situazione)
  • nei confronti dei NOSTRI AFFETTI, che vogliamo proteggere
  • nei confronti della COLLETTIVITÀ, di chi sta perdendo i suoi cari e di chi sta subendo pesanti danni, materiali e psicologici.

Non sono così certo che questa pandemia ci abbia insegnato molte cose, piuttosto constato con amarezza quanto sia sempre facile dividere e contrapporre le persone, anche quando è necessario restare uniti per vincere.

Restiamo uniti e liberiamoci presto!
Grazie per l’attenzione e la pazienza di chi è arrivato a leggere fino alla fine…

Il vostro medico di famiglia
Dott. Alessio Polimeni